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JAIME BALMES (1810-1848):
nasce l’apologetica cattolica

 

Jaime Luciano Balmes y Urpía nasce a Vich, in Cataluña, il 28 agosto 1810. Compiuti gli studi di lettere (1817-22), di filosofia (1822-25) e di teologia (1825-26) nel seminario della città natale, si trasferisce all'Università di Cervera, studiando principalmente S. Tommaso nella lettura eclettica tipica di quell'ateneo. Sempre a Cervera, nel 1833, è licenziato in teologia, ordinato sacerdote nel 1834 e si laurea in teologia nel 1835. Studia quindi matematica ottenendo, nel 1837, la cattedra nel seminario di Vich, che conserverà fino al 1839 (1).

Si suole dividere la successiva attività pubblica di Balmes in due periodi: uno iniziale di carattere apologetico-sociale e uno successivo politico-filosofico. Sono del 1839 le Reflexiones sobre el celibato (2) - in difesa del celibato sacerdotale -, e del 1840 le Observaciones sociales, políticas y economicas sobre los bienes del clero (3) - occasionate dai latrocini delle proprietà ecclesiastiche fatti dai governi liberali di quegli anni -; ma già del 1840 è un volumetto, Consideraciones políticas sobre la situación de España (4). Quest'ultimo, scritto all'indomani della rovinosa sconfitta cattolica nella Prima Guerra Carlista (1833-1839), è importante perché delinea la posizione - che non subirà variazioni sostanziali - del sacerdote di fronte alle turbinose questioni politiche che agitano la Spagna del suo tempo. In esso, dopo aver ricordato i grandi principi originanti la nazione, averne ribadita l'attualità e respinta l'ideologia progressista che il generale Baldomero Espartero (1793-1879) tentava di imporre, Balmes censura il governo di questi, propone la sua sostituzione e si pronuncia a favore dei carlisti. L'attenzione di Balmes verso il carlismo - il movimento politico tradizionalista originato dalla discussa abrogazione della legge salica operata nel 1830 da re Fernando VII (1784-33) a favore della figlia Isabel II (1830-1904) -, è dovuta non già al ritenere quella dinastia come legittima (5), ma al fatto che non sarebbe stato possibile consolidare il sistema politico e restituire alla nazione la tranquillità nell'ordine senza il loro coinvolgimento (6).

Nell'agosto del 1841 inizia la pubblicazione della rivista La civilización ed esce La religión demostrada al alcance de los niños, mentre nel 1842 vede la luce El protestantismo comparado con el catolicismo (7), poderosa opera in quattro volumi, certamente scritta per confutarne una sullo stesso tema del calvinista ginevrino François Pierre Guillame Guizot (1787-1874), che lo rende fa forse il più brillante apologista spagnolo del secolo XIX. Quest'ultimo saggio conosce un immediato successo in tutta Europa, con traduzioni in francese, inglese, italiano e tedesco; in esso Balmes dimostra il valore anche umano del cattolicesimo, e come esso sia connaturato, quasi consustanziale, al vero progresso della civiltà europea, mentre il protestantesimo abbia invece storicamente svolto un ruolo disgregatore non solo in campo religioso, ma anche culturale, sociale e politico: "il protestantesimo porta nel suo seno un principio sovversivo […] è il libero esame, già presente in seno a tutte le sette e riconosciuto come germe di tutti gli errori" (8). Di particolare obiettività sono la difesa del cattolicesimo dalle accuse di intolleranza e i capitoli sull'Inquisizione (9), le crociate e la nascita degli ordini monastico-guerrieri (10). Chiaroveggente è l'accenno al legame tra i movimenti protestanti e la diffusione della secolarizzazione: "Non serve troppa logica per passare dal Protestantesimo al Deismo, e da questo all'Ateismo c'è solo un passo" (11). In questa prospettiva, e rifacendosi al Du Pape di Joseph de Maistre (1753-1821), trova collocazione il deciso rifiuto degli "immortali principi" della Rivoluzione francese (1789) e la tesi per cui la vera libertà politica circolasse ben prima della Rivoluzione francese e del protestantesimo (12).

Per meglio salvaguardare i valori religiosi - che resteranno sempre il suo obiettivo primario -, Balmes si rende conto della necessità di influire anche sulla vita politica della nazione e perciò fonda, nel 1843, la rivista La sociedad, che cesserà le pubblicazioni l'anno successivo per lasciare il campo al El pensamiento de la Nación. In questo settimanale politico, che vede la luce il 7 febbraio 1844 e sarà espressione fedele del pensiero dell'apologista, appaiono i suoi più importanti orientamenti socio-politici: essi non lasciano spazio a dubbi (13) circa il giudizio negativo dato da Balmes verso i governi democratico progressisti di Espartero e di Ramón Maria de Narvàez (1800-1868). Si tratta di un'avversione certamente originata dall'ostilità di costoro verso la Chiesa Cattolica, ma che trova fondamento anche in ragioni di principio, rilevabili da quattro analisi sulla natura dei partiti politici del tempo - poi raccolte in un opuscolo dal titolo Origen, carácter y fuerza de los partidos políticos en España (14)-, nei quali ravvisa la causa prossima dell'atomizzazione della rappresentanza politica e il motivo di discordia e mancanza di solidarietà sociale. L'influenza esercitata dal periodico è tale che, il 3 maggio dello stesso anno, il movimento d'opinione che fa capo a Balmes, riceve l'offerta di un Ministero dal governo di Narvàez, che tuttavia verrà rifiutato per aver chiesto e non ottenuto, tra l'altro, l'abolizione dello Statuto Reale del 1834 - che aveva dato luogo all'alleanza tra i liberali e la Corona - e la restituzione dei beni espropriati al clero. Tale rifiuto provoca lo scioglimento delle Cortes e Balmes inizia la campagna elettorale commentando il fatto dalle colonne di El pensamiento, nelle quali sviluppa via via un programma che sostanzialmente si articola su tre punti (15): la cessazione delle vessazioni verso la Chiesa - è sintomatico che i Gesuiti fossero stati espulsi già nel 1835 - e la restituzione dei beni rapinati alla Chiesa; la costituzione di un fronte unico anti-progressista - "lungi, dunque, dal respingere tali moderati, aneliamo la loro unione col partito carlista, e crediamo fermamente che solo con questa unione si potrà salvare la Spagna" (16) -; il matrimonio tra la regnante Isabel II e l'erede legittimo Carlos Luis de Borbón (1818-1861), conte di Montemolín. Frutto di questa campagna è pure la costituzione del Partido monárquico nacional, che sarà noto come "partito balmista" e otterrà una ventina di deputati.

Il tentativo di riunificazione della monarchia ispanica occupa un ruolo centrale nella strategia politica di Balmes, perché è da lui considerato il miglior modo per risolvere la questione dinastica - eliminando così in radice i motivi delle passate e future guerre civili -, rafforzando il potere reale con l'attirare nella sua orbita la parte migliore della nazione, cioè quella che appoggia il ramo proscritto (17). Ottenuto senza soverchie difficoltà il consenso dell'intelligente fronte carlista, occorre ancora coinvolgere nell'operazione il partito moderato e conservatore: a questo fine Balmes vara un quotidiano, El conciliador, il cui primo numero esce il 16 luglio 1845. Tuttavia, l'integrità religiosa del suo ispiratore e il timore che il tutto fosse veicolo per un ritorno alla monarchia tradizionale - Balmes non spese mai una sola parola contro il carlismo (18) -, suscitano la diffidenza dei moderati e, perciò, il fallimento dell'iniziativa, la quale cessa le pubblicazioni appena cinque mesi dopo.

Anche tutti gli altri obiettivi di Balmes falliscono: la persecuzione amministrativa della Chiesa continuerà, anche grazie alla diffusione di voci secondo le quali il Papa riconosce il ramo regnante e rinuncia alla restituzione dei beni sottratti (19), mentre il 29 agosto 1846 (20) è annunciato il matrimonio di Doña Isabel II con suo cugino Don Francisco María Fernando de Asis, Duca di Cádiz (1822-1902). E' la rovina completa della visione di Balmes, che il 31 dicembre 1846 cessa la pubblicazione de El pensamiento e, nel 1847, a mò di epitaffio alla sua attività, curerà la raccolta dei suoi Escritos políticos (21).

Balmes, in occasione dei frequenti viaggi a Parigi - nei quali ha rapporti, tra gli altri, con Dom Prosper Guerangér (1805-1877), con il card. Gioacchino Pecci, che sarà il futuro Papa Leone XIII (1810-1903), e con Louis Veuillot (1813-1883) - era tornato ad incontrare la Summa Theologiae di San Tommaso, letta nel commento fattone dal card. Tommaso de Vio, detto Gaetano (1468-1533). Frutto di questo rinnovata scoperta, è l'opera di apologetica filosofica El critério (22), composta nello spazio di un mese, che costituisce una brillante guida al "pensare bene" e così scoprire la verità attraverso le evidenze prime, la rettitudine della coscienza e il buon senso comune. In questa linea d'interessi si situano i successivi Filosofía fundamental (1846), in 4 voll. - un sistematico e classico trattato di filosofia apertamente ispirato al tomismo -, e la Filosofía elemental (1847), in 3 voll., di cui curò personalmente la traduzione latina per l'adozione nei seminari. Si tratta di opere filosofiche ancora oggi non prive d'attualità, oltre che per la critica all'empirismo inglese, all'illuminismo kantiano, al sensismo e all'idealismo tedesco, anche per il riferimento a San Tommaso, che verrà autorevolmente riproposto ai cattolici solo molti anni dopo, con l'Enciclica Aeterni patris, del 1879.

Neppure l'aspetto apologetico scompare, e nel 1846 esce una raccolta di venticinque lettere, le Cartas a un escéptico en materia de religión (23), che sono un'efficace apologia delle verità di fede più ostacolate dalla cultura laicistica, quali le cause della molteplicità delle religioni positive, l'inferno, pregi e pericoli della filosofia tedesca, i martiri come argomento della divinità della Chiesa, la natura della tolleranza religiosa ed altre.

Frattanto, il 16 giugno del 1846, era stato eletto il nuovo Pontefice, Pio IX (1792-1878), il quale aveva dato corso a una serie di provvedimenti politici pacificatori, artatamente utilizzati dalla propaganda progressista e liberale d'Europa. Tali provvedimenti, di natura non dottrinale né disciplinare ma solo di politica interna allo Stato Pontificio, provocano fraintendimenti anche in Spagna, soprattutto tra i carlisti - i quali fanno del cattolicesimo il fondamento della propria visione del mondo e della politica -, che in nome della religione avevano condotto una sanguinosa guerra contro una monarchia costituzionale persecutrice della Chiesa. Di fronte a questo disaffezione dei cattolici nei confronti del nuovo Pontefice, e quasi certamente su richiesta del Nunzio Apostolico di Madrid, Balmes non può tacere: verso la metà di dicembre del 1847, vede la luce Pio IX (24), un pamphlet di novanta pagine, redatto nella consapevolezza che "il genio del male plaude il Papa per confondere i fedeli". Purtroppo, uno degli effetti che Balmes ottiene con il Pio IX, è di estendere il disorientamento alla sua persona e provocare la collera anche del mondo conservatore, che lo qualifica con l'ingiusto appellativo di "Lamennais spagnolo" (25), dimenticando che egli aveva scritto: "ultimamente ci si è chiesti se fosse realizzabile la mostruosa alleanza tra le idee cristiane e quanto di stravagante c'è dei democratici: un uomo troppo celebre se è fatto carico del progetto, ma il vero cristianesimo respinge tali mostruose alleanze […], l'abate de Lamennais ora vaga per le tenebre dell'errore" (26). Persino la Compagnia di Gesù, cui fu sempre molto legato, ritiene il Pio IX inopportuno nonostante l'opera non abbia alcun contenuto liberale (27), ma tenti semplicemente una giustificazione dei provvedimenti del Pontefice. Alla persecuzione che gli si scatena contro, il sacerdote di Vich risponde con un silenzio frutto di profonda umiltà: agli amici, che pure intervengono numerosi in sua difesa sui media, risponde con semplicità, dicendo solo "Il mio Pio IX non è stato compreso" (28).

La successiva nomina a membro della Real Academia Española e della Real Academia de Buenas Letras di Barcellona, così come quella di consigliere del Nunzio Apostolico di Madrid, non valgono a lenirgli la ferita di questi ultimi e più dolorosi attacchi. Stanco e malato, nel 1848 si ritira a Vich, dove muore il 9 luglio, spaventato dal frastuono della Rivoluzione di Parigi del febbraio, ma provvidenzialmente preservato dal dolore che certamente gli avrebbero provocato le successive onte che il Vicario di Cristo avrebbe subito.

 

David Botti
28 febbraio 2000
festa di S. Giovanni da Capestrano

 

 

Per approfondire: J. L. Balmes, Obras completas del Dr. D. Jaime Balmes, Pbro, en 35 volúmenes, Primera edición critica ordenada y anotada por el P. Ignacio Casanova S.J., Editorial Balmes, Barcelona 1925-1944. P. Juan Roig y Gironella S.J., Balmes, ¿Que diría hoy?, in Verbo, n. 91-92 e n. 93 del 1971. Quasi tutte le principali opere di Balmes sono state tradotte in italiano nell'Ottocento dal card. A. Orioli.
La Bibliotéca Digital Cervantes ha ora reso fruibili via Web due delle principali opere di balmes, in lingua spagnola, a questa pagina:
http://www.cervantesvirtual.com/FichaAutor.html?Ref=1123

 

Note.

1) Le notizie biografiche sono tratte da P. Ignacio Casanova S.J., Balmes su vida, sus obras y su tiempo, vol. XXXIV-XXXV delle Obras completas del Dr. D. Jaime Balmes, Pbro, Primera edición critica ordenada y anotada por el P. Ignacio Casanovas, S.J., Editorial Balmes, Barcelona 1925-1944 (apud bibl. Sormani, J CONS 293); P. Juan Roig y Gironella S.J., Balmes, ¿Que diría hoy?, in Verbo, n. 91-92 e 93 del 1971; e dalle Voci Balmes di: Enciclopedia Universal Ilustrada Europeo-Americana, vol. VII, Espasa-Calpe, Madrid-Barcelona, s.d.; Josemaría Revuelta, Gran Enciclopedia Rialp, Vol. III, Rialp, Madrid 1989; Michele Batllori, Enciclopedia Cattolica. Ed. 1949. Per i successivi riferimenti alla cronologia bibliografica, nel caso di divergenza tra le fonti già citate, ho preferito Jaime Balmes, Bibliografía cronológica, ordenada por Antoni Palau, Estampat en Barcelona, por los Fills de Jepús, Juny de 1915 (apud bibl. Sormani, D VAR 104).

2) A. Palau lo cataloga col titolo di El celibato.

3) Vich, Valls ed., 1840. Nella variegata diversità di giudizi sull'operato politico di Balmes (P. Casanovas ne fa quasi una sorta di moderado), in particolare per quanto riguarda il giudizio senza appello dato dal de Tejada di "enemigo del carlismo […] lo que intentó fué la destrucción del Carlismo […] liberalizar el Carlismo, bajo color de actualizarlo" [in El otro Balmes (Balmes y la tradición política de Cataluña), Centro de estudios históricos y políticos "General Zumalacarregui", Ediciones Jurra, Sevilla 1974, pp. 308-399], ho cercato di attenermi ai fatti e nei casi dubbi, ho taciuto ovvero privilegiato l'accurato ed equilibrato saggio di José F. Acedo Castilla, Balmes en su aniversario, in Razón española, n. 94 del 1997.

4) Barcelona, Tauló, 1840. In Obras completas, tomo, XXIII, pp. 25-154.

5) "los consejeros de Don Carlos […] quisieron que fuera un rey, cuando no era menester que figurase sino como el primero de sus soldados […] Pero […] no se sigue que el principio (la legge salica, n.d.r.) ya no exista […] y es preciso respetarle haciéndole entrar con justas modificaciones como un elemento de gobierno", Consideraciones politicas…, op, cit., pp. 79-80; cfr. pure La situación y…, citato successivamente, vol. XXVI, pp. 235-236.

6) Ibidem.

7) In Obras completas del Dr..., op. cit., vol. V-VIII. Tutti i successivi riferimenti alle opere di Balmes sono tratti da questa edizione. Ed. originaria Barcelona, Tauló, 1842-44; trad. in it. di C.A.O. (cardinale A. Orioli), Napoli, s.d.

8) El protestantismo…, tomo I, cap. IV, in Obras completas, vol. V, p. 75.

9) Ibid., tomo II, in Obras completas, vol. VI, pp. 312-314. Significativi gli elogi ai re cattolici Fernando e Isabel e, soprattutto, di Felipe II con la relativa confutazione del P. Lacordaire O.P. fatta prima di conoscerlo.

10) Ibid., tomo III, in Obras completas, vol. VII, pp. 71-76.

11) Ibid., tomo I, in Obras completas, vol. V, pp. 142. E prosegue: "y es imposible que al tiempo de la aparición de los nuevos errores no hubiese muchos hombres reflexivos que desenvolviensen el sistema hasta sus últimas consecuencias".

12) Ibid., tomo IV, in Obras completas, vol. VIII, pp. 131-133: "Este espiritu de libertad política, este deseo de limitar el poder por medio de instituciones, no data, pues, de la época de los filósofos franceses, antes de ellos, y aún mucho antes de la aparición del Protestantismo, circulaba ya por las venas de los pueblos de Europa […] fueros, privilegios, libertades, cortes, estados generales, municipalidades, jurados".

13) Cfr. Obras completas, vol. XXVI, pp. 11-17 e pp. 237-238. "El desorden, la inmoralidad, la dilapidación que se han introducido a la sombra de los voivenes revolucionarios", Ibid., p. 237; cfr. anche nota successiva su Origen, carácter y…

14) Cfr. Obras completas, vol. XXV, p. 201-235; sul duro giudizio verso liberali, progressisti e democratici, cfr. anche il già citato Consideraciones políticas… del 1840.

15) Cfr., come esemplare ma non unico, l'art. ¿Como estamos? ¿Que conducta deben seguir los hombres amantes de su Patria?, in Obras completas, op. cit., tomo XXVI, pp. 184-207.

16) Ibid., p. 194.

17) Cfr. La situación y las necesidades del país, in Obras completas, vol. XXVI, pp. 234-235: "una masa inmensa, en que no sólo hay numero, sino también grandes principios e intereses"; cfr. pure Ideas y situación del partido monárquico, del 13-5-1846, in Obras completas, vol. XXXI, pp. 23-33.

18) P. Casanovas, op. cit., p. 259.

19) P. Casanovas, op. cit., p. 258.

20) Ho tenuto per buona la data del 29 anziché quella del 28, perché è contenuta nell'art. Casamiento de la reina, del 10-9-1846, in Obras completas, vol. XXXI, p. 349 e succ.

21) Escritos políticos, Colección completa, corregida y ordenada por el autor. Madrid, Sociedad de Operarios del mismo Arte, 1847

22) Barcelona, Brusi, 1845.

23) Barcelona, Brusi, 1846.

24) Madrid, Aguado, 1847, in Obras completas, vol. XXXII, pp. 246-346. Cfr. cap. XI: La reforma ¿degenará en Revolución? - El gobierno pontificio ha previsto las dificultades y tiene recursos para vencerlas - No será destruida la soberanía temporal del Papa…

25) P. Casanovas attribuisce il fatto al P. Ferrer, carlista e integrale. Verifiche presso la Curia generale dei mercedari non hanno dato frutto.

26) El protestantismo…, tomo II, in Obras completas, vol. VI, p. 50.

27) Pio IX, op. cit., pp. cap. XIII: "El protestantismo torciò el curso de la civilización europea. La empiedad y el regalismo han sido sus efectos. La revolución francesa fué su último fruto. Las esperanzas que se fundaron en la Santa Alianza terminaron en desengaño. La revolución de 1830 acabò de disiparlas. Gregorio XVI resiste con firmeza las exigencias de la revolución. Pio IX aparece como un reformador. Solo puede salvar el mundo un enlace entre el espíritu del progreso y la religión. Eso intenta Pio IX. El genio del mal le plaude para alarmar a los fieles".

28) Casanovas, op. cit., p. 360.